
«Tratta i Greci come amici e i barbari come animali e piante» raccomandava Aristotele adAristotele ad Alessandro Magno, rivendicando il primato di quell'Occidente identificato con tutto il territorio Greco e magnogreco, disteso sul Mediterraneo, in contrapposizione alla condizione di sudditanza ed inferiorità linguistica, politica e culturale delle restanti popolazioni. Eppure quell'Occidente dagli illustri natali assiste, da qualche tempo, al suo languido tramonto, sommersa dalle macerie di catastrofi economiche e naturali, che poggia su fondamenta troppo instabili e davvero poco sensibili ai cambiamenti maturati in Asia.
Quella Grecia che diede nella sua mitologia diede il nome al continente asiatico regge oggi il baluardo che trascina l'Europa sul baratro di una crisi irrimediabile. Le prospettive di crescita per la parte occidentale del mondo non sono le stesse di quella della parte emergente, in Asia, America Latina e ora anche Africa. Questi ultimi Paesi hanno dalla loro parte riserve di capitale e lavoro cui attingere, tecnologie ancora da sfruttare, voglia di crescere e, in misura crescente, istituzioni e infrastrutture "amiche della rinascita".
Gli avvenimenti degli ultimi anni, la crisi economica in primis, com’è logico pensare, stanno facendo cadere nel vuoto tutte le teorie sulla presunta supremazia culturale-economica dell’Occidente. Bisognerebbe cercare di inquadrare questo fenomeno in maniera più ampia, come stanno provando a fare la maggior parte degli antropologi contemporanei, Jack Goody tra tutti. Il punto è quindi, non negare che l’Occidente abbia conquistato una salda egemonia planetaria, ma cercare di capire che questa crescita ha coinvolto l’intera Eurasia, cioè l’immensa area tra l’Atlantico e la Cina.
Nella prospettiva di un progetto geopolitico, l’unità eurasiatica può essere pensata come un’alleanza dei grandi spazi in cui il continente si articola: lo spazio russo, quello estremo-orientale, quello indiano, quello europeo, quello dell’Islam nordafricano e vicino-orientale. Alcuni di questi grandi spazi sono già oggi polarizzati intorno ad un soggetto politico sovrano (è il caso della Cina, dell’India, della Russia), mentre altri (la fascia islamica del Mediterraneo, l’Europa) sono ancora privi, del tutto o in parte, di unità e di sovranità politica e militare.
La Russia, in particolare, sta sviluppando un’azione aggregatrice per restaurare in parte quell’unità che si è disgregata col crollo dell’URSS. Il 1 gennaio 2012, infatti, è entrato ufficialmente in vigore l’accordo siglato da Russia, Bielorussia e Kazakhstan per l’istituzione di un’unione doganale preliminare all’unificazione dell’economia delle tre repubbliche. In un articolo pubblicato dal quotidiano “Izvestia” che ha suscitato l’allarme dei commentatori occidentalisti, Vladimir Putin ha definito lo Spazio Economico Unico “un traguardo di portata storica non solo per i tre paesi, ma anche per tutti gli Stati postsovietici”. Dopo la sua rielezione alla guida della Russia, Putin prospetta il passaggio di questi tre paesi ad una fase ulteriore di coordinamento e quindi alla nascita del nucleo di una Unione Eurasiatica, alla quale dovrebbero successivamente aderire Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan, Armenia, Moldova e Ucraina. L’Unione Eurasiatica rivitalizzerebbe così il progetto della Comunità Economica Eurasiatica (EurAsEC) formulato nel 2000 dagli Stati della CSI e rinsalderebbe sotto il profilo economico l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (la “NATO dell’Est”) istituita nel 2002.
Questo progetto d’integrazione dello spazio postsovietico, che assegna all’Unione Eurasiatica un ruolo di efficace connessione tra l’Europa e l’Estremo Oriente, trova sostegno sia in Russia sia in altri paesi della CSI. “Una grande parte della popolazione delle repubbliche della CSI – ha commentato il politologo Sergej Cernjakhovskij – si pronuncia per varie forme di ripristino dell’Unione Sovietica. La libera circolazione dei capitali sarà interessante anche per gli imprenditori. Tra le maggiori forze politiche l’idea è vicina ai comunisti, ai nazionalisti, ai conservatori e ad una parte dei liberali. Ho l’impressione che Putin farà di questo progetto il compito centrale della sua presidenza. Anche se riuscirà ad unire in tal modo 4-5 repubbliche, si garantirà un posto nella storia. Putin desidera realizzare un’impresa di grande rilevanza”.
“Eurasia”, che fin dalla sua nascita ha guardato con particolare attenzione alla funzione geopolitica della Russia, inaugura la sua nuova serie ritornando ad occuparsi di questo tema fondamentale.
di Samantha De Martin e Luca Martano