

Spalancherà nuovamente all'Europa la sua antica finestra che sorride al Golfo, Napoli, aprendo i battenti al palcoscenico privilegiato di musica, danza spettacolo che accoglierà, dal 7 al 24 giugno, la quinta edizione del Napoli Teatro Festival Italia, evento che assisterà a 25 giorni di spettacoli e a 130 rappresentazioni distribuite tra teatri, strade, isole, scenari abitualmente inaccessibili al pubblico come la grotta di Seiano, l'isolotto di Nisida ed il Real Orto Botanico. Dopo la pausa estiva, dal 25 al 30 settembre, gli eventi proseguiranno approdando al Premio Le Maschere del Teatro Italiano, iniziativa organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival in collaborazione con l'Agis.
Da Claudio Tolcachir, rivelazione del Festival d’Automne di Parigi del 2011, protagonista emergente che presenterà in una maratona, tre suoi spettacoli, a Daniel Veronese, icona del teatro di Buenos Aires nel periodo della post-dittatura,dalla giovane Romina Paul alla cantante israeliana Noa, il Festival, patrocinato dal direttore artistico Luca De Fusco accoglierà grandi nomi internazionali sull'elegante parterre di Palazzi e Teatri cittadini.
Confermando e rafforzando la sua vocazione mitteleuropea Napoli celebrerà una nuova drammaturgia, coinvolgendo ed impegnando direttamente alcuni autorevoli maestri della scena mondiale in progetti biennali che sfoceranno in prime assolute nel 2013. È il caso di Robert Wilson che aprirà quest’edizione con uno spettacolo musicale in prima italiana, The Makropulos Case, o di Peter Brook, il maestro per eccellenza del teatro contemporaneo, che presenterà, sempre in prima italiana, The Suit, rielaborazione in chiave anch’essa musicale di Le Costume.
Un focus, quello della città partenopea, che si soffermerà anche sulla nuova scena teatrale argentina, emblema di innovazioni in ambito drammaturgico, oltre che sulla danza israeliana, caratterizzata dall’incontro di generi e tecniche provenienti dall’est europeo e dai paesi arabi: una sintesi di stili tra fisicità, sensualità, che assurge ad un anti-retorico slancio di un Paese caratterizzato da una giovanile vitalità. In scena la Vertigo Dance Company con due spettacoli, mentre Kibbutz Contemporary Dance Company e Dafi Altabeb, su commissione del Festival, porteranno a Napoli una performance in prima assoluta.
Grande spazio verrà concesso alla nuova drammaturgia che assisterà ad un adattamento di Alessandro Maggi di Igiene dell’assassino di Amélie Nothomb, in scena in prima assoluta; Museo delle Utopie di Pietro Favari, regia di Giuseppe Sollazzo; Un giorno tutto questo sarà tuo di Davide Iodice, spettacolo nato da un laboratorio realizzato nella precedente edizione, nel quale si confrontavano genitori e figli; Ifigenia in Aulide di Mircea Eliade, regia di Gianpiero Borgia; L’Angelo della casa di Antonella Cilento, regia di Giorgia Palombi; Exils di Fabrice Murgia.
Il Parco Archeologico Pausilypon, un teatro di epoca romana adagiato su un promontorio a picco sul mare incarnerà il luogo-simbolo della V edizione del Napoli Teatro Festival Italia. A chiudere la sei giorni di danza israeliana al Napoli Teatro Festival Italia sarà Dafi Altabeb, giovane coreografa, che con Higher Expectation (working title) in scena al Teatro Pausilypon (23 giugno ore 22 con replica il 24 ore 21,30) in prima assoluta, regalerà al pubblico italiano un omaggio al melodramma italiano facendo danzare 7 ballerini al suono della voce di Maria Callas.
Il festival sarà preceduto da un'anteprima domani al teatro San Carlo con un concerto della cantante israeliana Noa. «Uno show perfetto per l'occasione – ha ribadito Noa – la canzone classica napoletana con la sua arguzia, bellezza e abilità nel raccontare certe situazioni dello spirito umano è un po' come il teatro. E poi per me esibirmi al San Carlo è un grande onore e, devo confessare, una cosa che desideravo da anni. C'è una grossa affinità anche tra la mia cultura ebrea israeliana e quella napoletana. Napoletani ed ebrei sono popoli migranti eternamente alla ricerca di un futuro migliore. Quando sono in giro per il mondo, non dimenticano mai la loro casa e la loro terra. La sognano, la idealizzano, la cantano».
Napoli si riscatta dalle troppo spesso stigmatizzate pagine di cronaca, riappropriandosi di quel passato illustre oscurato dai miasmi della sua atroce piaga, elargendo al palcoscenico dell'arte mondiale quella bellezza e fecondità che avevano indotto gli dei, secondo Polibio, a contendersi il suolo di quella che Stendhal aveva definito la città più bella dell'universo.
di Samantha De Martin