

Chili e carboidrati non sono mai troppi se il chirurgo è Photoshop. Affinare, snellire, tonificare tutto è a portata di mano con un click. Tra i poteri del mezzo più amato da star e celebrities anche quello di “ritoccare” il passato per ingrassarlo o snellirlo a piacimento. Il risultato? Veneri in fila per la liposuzione. E' quello che ha cercato di fare l'artista italiana Anna Utopia Giordano che, senza timori o scrupoli, ha messo a dieta quadri e iconografie rimodellato cosce e glutei delle bellezze del passato. La Venere di Botticelli dice così addio a fianchi larghi e a curve prosperose, così anche la sua collega, la Venere di Tiziano, che abbandona i suoi armoniosi cuscinetti per essere all'altezza di una taglia 42 abbandonando un punto vita imbarazzante per i nostri tempi. La Venere di Hayez? Appena scesa emaciata dalla bilancia.
Dieci le Veneri “operate” dal foto ritocco di Giordano, tanti invece i messaggi impliciti nel gesto artistico che ha provocato i più grandi artisti di tutti i tempi. “Ritoccavo fotografie di uno shooting realizzato per il book di un amico. Mentre giocavo con timbro clone e pennello correttivo riflettevo sulla nostra società, i social network e l'urgenza di essere. Essere accettati, essere (il) presente, trasformare l'apparenza in essere. Insomma tutte quelle dinamiche proprie dell'evoluzione dell'uomo, la naturale conseguenza di ciò che è stato in passato” questa l'idea della controversa artista che con le sue opere non ha certo placato gli animi di chi vi ha letto l'esplosione di un'arte eretica e assolutamente orrenda. Andando aldilà però del semplice risultato, le intenzioni dell'artista sono quelle invece di mettere in discussione criticando non solo gli interventi “ad hoc” dello star system che sconvolgono la loro naturale circonferenza vita per apparire ciò che non sono su rotocalchi e magazine, ma anche quello di porre l'accento sul concetto di una bellezza “artificiale”.
Orrenda per intenzione,dissacrante per risultato, la bellezza odierna sembra non sapersi più esprimere naturalmente continuando a voler rispondere alle assurde esigenze di una società impoverita nel valore e per questo smagrita. Sono bastati pochi click questa volta per ribadire il concetto che non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace.
Di Romina Delmonte