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“Se la pietà prevale il Paese non è finito”

All'indomani di un accurato restauro vedono la luce le accorate lettere che Aldo Moro scrisse durante la sua prigionia. L'iniziativa si contestualizza nelle celebrazioni con cui il nostro Paese commemora le vittime del terrorismo.

Foto “Se la pietà prevale il Paese non è finito”

 

In occasione della giornata che commemora le vittime del terrorismo, gli scritti di Aldo Moro, simili a un altissimo monumento perenne di storia patria, freschi di restauro, saranno presentati ed esposti al pubblico da oggi fino al 18 maggio presso la sala Alessandrina di S. Ivo alla Sapienza, sede dell’Archivio di Stato di Roma, e saranno oggetto di incontri e dibattiti organizzati in collaborazione con l'Accademia degli studi storici Aldo Moro.


Si tratta di una corrispondenza epistolare, a tratti carica di toni drammatici, tra Moro, Benigno Zaccagnini, alcuni esponenti della Dc, Giulio Andreotti, Ingrao e Fanfani, al tempo della prigionia dell'ex presidente della Democrazia Cristiana il quale, a conclusione di un suo accorato sfogo, in una lettera lunga nove pagine dichiara: “Se la pietà prevale il Paese non è finito”. Moro ricorda ai compagni di partito le loro responsabilità, sottolineando la sua solitudine con quello storico monito "non giustificherò nessuno". Era l'aprile del 1978. Moro scriveva a mano, con penne biro sempre diverse, su fogli di carta occasionali, a quadretti,  di cattiva qualità. Tuttavia una dodicesima lettera che con le altre undici apparteneva al corpus inserito dal Tribunale di Roma nel fascicolo processuale aperto all’indomani dell’uccisione di Moro, costituisce la grande assente. Era indirizzata a Bettino Craxi e fu, a suo tempo, restituita dal Tribunale, al leader socialista. A distanza di trentaquattro anni, undici di queste epistole, acquistate dall'Archivio di Stato, sono state restaurate, in poco più di due mesi, dall'Icpal, l'Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario che le ha sottratte all’assalto di tarli e al grigiore di buchi e lacune per riconsegnarle alla storia. Bacheche speciali climatizzate preserveranno gli originali dalle rughe del tempo, mentre la loro digitalizzazione consentirà e renderà pubblica la consultazione online.


Oggi, nella sala Alessandrina, è aperta al pubblico dalle 11 alle 18 l’esposizione degli scritti , presentati da Michele Di Sivo e che resteranno esposti fino al 18 maggio. Questa mattina alcune delle lettere sono state portate al Quirinale, nel corso delle manifestazioni che commemorano le vittime del terrorismo e delle stragi. L'iniziativa era stata presentata ieri nel corso di una conferenza stampa che aveva visto la partecipazione, tra gli altri, del ministro per i Beni e le Attività Culturali Lorenzo Ornaghi, il direttore dell'Archivio di Stato di Roma, Eugenio Lo Sardo, la direttrice dell'Istituto centrale per il restauro e la conservazione dal patrimonio archivistico e librario, Maria Cristina Misiti e Agnese Moro.


Il 10 maggio, sempre nell'ambito del memoriale, sarà presentato il libro di Miguel Gotor Il memoriale della Repubblica. Gli scritti di Aldo Moro dalla prigionia e l’anatomia del potere italiano (Torino 2011); ne discuteranno, insieme con l’autore, coordinati da Michele Di Sivo, Agnese Moro, Francesco Maria Biscione (storico, redattore dell’Enciclopedia Italiana), Francesco Benigno (docente di storia moderna all’Università di Teramo) e Massimo D’Alema (presidente del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica).


di S.D.M.