Africa

Sudafrica, un futuro pieno di difficoltà

Ritratto di un Paese alquanto sviluppato, ma che sconta problemi e contraddizioni difficili da superare. Storia, economia, cultura, tradizioni e attualità si misurano infatti con le istanze di una moltitudine di etnie e gruppi tra loro distanti

Foto Sudafrica, un futuro pieno di difficoltà
 
L’attenzione di tutto il mondo sarà a breve concentrata sulla nazione che segna l’estremo confine meridionale del continente africano, la Repubblica del Sudafrica, enorme Paese affacciato su due oceani, l’Atlantico e l’Indiano. Per un mese vi si svolgeranno infatti i mondiali di calcio Fifa 2010, evento agonistico, certo, ma anche fenomeno dai numerosi risvolti politici, sociali, economici. 
 
Storia ed attualità. Per via dei moltissimi fossili di australopitechi che vi sono stati rinvenuti, si ritiene che alquanto probabilmente fu il Sudafrica a ospitare la culla dell’umanità. A partire dal XV secolo questa terra ha subito la colonizzazione europea, fino a quando gli inglesi imposero la loro supremazia, agli inizi del XX secolo, inserendo il Sudafrica nel Commonwealth. Dopo la fine della II guerra mondiale, la nazione visse gli anni bui della segregazione razziale, l’apartheid. L’obiettivo della classe dirigente, bianca, era di isolare i diversi gruppi etnici del Sudafrica, lasciando che ognuno di essi si sviluppasse in un proprio contesto sociale, economico e territoriale, assicurando il dominio del Paese ai bianchi. Il regime ebbe termine agli inizi degli anni ’90.
 
Nel 1994 Nelson Mandela, uno dei leader storici del movimento anti-apartheid e del partito African National Congress, che l’anno prima aveva vinto il premio Nobel per la pace, venne eletto presidente del Sudafrica, divenendone il primo capo di Stato di colore, e impegnandosi a favorire la transizione dal vecchio regime basato sull’apartheid, alla democrazia, guadagnandosi il rispetto mondiale per il suo sostegno alla riconciliazione nazionale ed internazionale.
 
In quegli stessi anni, il Sudafrica veniva additato come ‘Nazione Arcobaleno’, abitata cioè da persone con carnagione di diversi colori.
 
I cittadini sudafricani sono circa 47 milioni, suddivisi in etnie bianche, nere, asiatiche e miste, che convivono spesso con difficoltà. La maggior parte degli abitanti si concentrano nelle principali città del Paese (Pretoria, la capitale, Johannesburg, Città del Capo, Bloemfontein, Durban, Port Elizabeth), che presenta quindi una distribuzione piuttosto irregolare della popolazione.
 
Le religioni maggiormente diffuse sono quelle cristiane (professate da circa l’85% dei sudafricani). Seguono animisti, induisti, islamici ed ebrei. 11 sono le lingue ufficiali, parlate da un coacervo di gruppi ed etnie, in una società ancora contraddistinta da una marcata multirazzialità.
 
Benché avviato su un percorso di sviluppo e benessere – si ricordi che nel 1967 avvenne in Sudafrica la prima operazione di trapianto cardiaco al mondo, ad opera del chirurgo Christiaan Barnard –, sono ancora molti i problemi che il Paese deve affrontare. A cominciare dalla dilagante piaga del virus dell’Hiv-Aids (che colpisce quasi il 30% dei sudafricani), un elevatissimo tasso di disoccupazione che comporta il diffondersi di violenza e criminalità, che nelle città raggiungono livelli insostenibili, la corruzione politica, la faticosa tutela delle diverse etnie, associata al divario sociale ricchi-poveri. Se la parte nera della popolazione detiene la gran parte del potere politico, quella bianca esercita invece un maggiore controllo in ambito economico. La riequilibratura tra lo standard di vita della minoranza bianca e quello della maggioranza nera è ancora un’utopia, con metà della ricchezza concentrata nelle mani del 10% della popolazione. Tutti questi elementi rischiano di destabilizzare fatalmente il Sudafrica. 
 
Economia. Nonostante le non poche difficoltà, e i gravi problemi sociali ereditati dall’apartheid, l’economia del Paese appare tuttavia come la più sviluppata del continente africano e, proprio in quanto è lo stato più progredito, il Sudafrica aspira ad assumere il ruolo di guida degli stati del continente, e in particolare dell’Africa australe, nonché di mediatore super partes dei vari conflitti.
 
Il Sudafrica, infatti, produce da solo oltre un quarto del reddito continentale, grazie soprattutto alle ricche risorse minerarie, iniziale richiamo per i colonizzatori, e alle industrie collegate. Vasti sono i giacimenti di oro, argento, diamanti, uranio, platino, ferro, cromo, carbone. L’agricoltura è tra le più sviluppate dell’Africa, anche se con forti squilibri: alle efficienti e produttive aziende agricole che attuano un’agricoltura di piantagione altamente specializzata, si affiancano le agricolture di sussistenza, praticate nei villaggi con metodi tradizionali. Agricoltura e pesca, oltre a soddisfare l’intero fabbisogno nazionale, forniscono anche prodotti di esportazione. Si coltivano in particolare cereali, e si allevano pecore per la lana, e karakul per le pellicce. Programmi di rimboschimento hanno inoltre favorito la diffusione di pini ed eucalipti, alberi che sono alla base delle esportazioni di legno grezzo.
 
I settori più importanti dell’economia sudafricana rimangono comunque l’attività mineraria e l’industria, diversificata nei settori pesante, e della produzione di beni di consumo (meccanici, tessili e alimentari), o di lavorazione dei prodotti agricoli della pesca.
 
Il livello relativamente alto di sviluppo economico del Paese non impedisce però una larga diffusione della povertà: circa il 40 % della popolazione del Paese vive infatti con meno di 2 dollari americani al giorno.
 
Anche il turismo pare stia decollando, grazie alle ottime infrastrutture del Paese, al suo clima generalmente temperato e soprattutto alla possibilità, come pochi altri luoghi in Africa, di ammirare al meglio la fauna selvatica. 
Cultura. In Sudafrica coesistono numerose culture, e di conseguenza anche numerose tradizioni artistiche. La cultura boera, caratterizzata da valori come il pionierismo, la frugalità, il culto della famiglia patriarcale e dei vincoli di sangue, il patriottismo, nonché dalla lingua afrikaans e dalla religione calvinista riformata, si esprime in numerosi settori, dall’architettura, con il tipico stile coloniale, alla letteratura. Quest’ultima ebbe il suo periodo d’oro nel XIX secolo, in cui la creazione di una letteratura boera era interpretata come affermazione dell’indipendenza culturale dei pionieri rispetto all’Europa e agli inglesi.
 
Le culture aborigene comprendono anch’esse una propria letteratura, tramandata oralmente. In tempi recenti le forme letterarie occidentali sono state acquisite anche dai neri.
 
La letteratura in lingua inglese è piuttosto tarda e si sviluppa appieno solo nel XX secolo. Essa è caratterizzata dall’approfondimento sociale, dall’opposizione ai boeri, dalla visione romanticheggiante dell’Africa. La principale autrice sudafricana in lingua inglese è certamente Nadine Gordimer, vincitrice nel 1991 del premio Nobel per la letteratura. 
Sport. Vari gli sport che si praticano in Sudafrica, che eccelle nel rugby, lo sport nazionale, ma è parecchio competitiva anche nel rugby a 7, nell’hockey su prato, nel cricket, nel polo, nell’automobilismo e nel motocross. Quanto al calcio, il Sudafrica si è distinto nei tornei continentali come la Coppa d’Africa. Adesso ospita invece i campionati del mondo, cui ha partecipato nel 1998 e nel 2002, senza però raggiungere gli ottavi di finale. E puntuale riaffiora un interrogativo: quanto può valere una vittoria al campionato del mondo di calcio? Non è semplice da stabilire, almeno in termini di Pil. Quel che più conta sembra essere l’impatto psicologico in grado di far ritrovare fiducia nel Paese vincitore, in particolare nelle sue aziende dei servizi, dai finanziari agli editoriali, che potrebbero sfruttare una ripresa dei consumi interni e il ritrovato ‘feeling’ con gli investitori internazionali. Pare poi che dopo i mondiali la gente spenda di più, mentre vincere la coppa del mondo può avere un effetto di incoraggiamento per tutti, perché si diventa più ottimisti. Con un augurio anche al Paese ospitante, perché quest’evento possa imprimergli la forza per superare crisi, rancori e divisioni, annoso e insuperato retaggio dei secoli passati. 
 
Luca Caruso
 

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